Archivo de la categoría: Traducciones

‘Olharapo’, no Agrupamento de Escolas de Mira

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‘Olharapo’, no newsletter da biblioteca de Sobral de Monte Agraço

Olharapo, Darabuc
Um rato, movido pela curiosidade e desejo de ser feliz, sai a correr pelo mundo, e reúne-se com dois companheiros de aventuras: um cão e um elefante, que também querem conhecer mais coisas que as de cada dia. Depois de percorrer vários países mágicos, e cruzar o oceano das estrelas, encontram o ciclope Olharapo, e num excesso de ingenuidade, vão comer com ele… O elefante e o cão chegam à barriga do monstro, mas o rato, com muita astúcia, salva a vida dos amigos. No final, todos aprendem a ser mais cautelosos.
DARABUC – Olharapo. [Portugal] : Oqo, 2009. [28] p. ISBN 978-84-9871-111-0

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‘Zuppa di niente’, a MarieClaire.it

  • Zuppa di niente (Logos, 12,95 euro) scritto da Darabuc, illustrato da R. Kheiriyeh. La storia di come, con astuzia, Mariavolpe e Piergatto hanno preparato una minestra succulenta e gabbato i tirchio Giantopo.
  • Grazie tante!

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‘La soupe à rien’, dans le Quid libris? de Sylvain et Lulu

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‘La soupe à rien’, dans la Sélection annuelle de livres jeunesse 2011 de la Médiathèque de Fontenay

La soupe à rien
Darabuc, Rashin Kheiriyeh
OQO, 2011 – (Contes pile poil)
Marie Renardine et Jean Chat s’invitent dans le palais de Jean Rat et lui
jouent un bon tour en lui faisant faire une soupe à rien, assaisonnée juste
d’un peu de sel, d’huile, de légumes et de viande… Une adaptation pleine
d’humour du conte « La soupe aux cailloux ».

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‘Zuppa di niente’, “un furbo in cucina”, nella Lettura candita

UN FURBO IN CUCINA
ZUPPA DI NIENTE, Darabuc, Rashin Kheiriyeh
Logos, 2011
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
Nella vita vera, detesto i furbi e gli imbroglioni.
Nelle fiabe, è un’altra cosa. Lì, faccio un’eccezione per tutti quei furbi che puniscono la stupidità. Altro difetto che tollero poco. Per questa ragione, adoro i due sarti che mettono in mutande l’imperatore, adoro il Piccolo Claus che imbroglia il Grande Claus e, più in generale, mi schiero dalla parte dei piccoletti e poveretti che nella scaltrezza trovano l’unica loro arma contro i più grandi e i più ricchi e i più potenti.
Ed ecco perché vi propongo questa storiellina che con la fiaba della tradizione popolare ha molto a che fare.
Con più polvere sulle scarpe che denari nel borsello, bussarono alla porta del palazzo Mariavolpe e Piergatto. – Signore, avrebbe qualcosa da darci…? Un tozzo di pane, una tazza di brodo…? Macché niente. Sono povero come un cesto senza pane e una pentola senza brodo – mentì Giantopo.”
Così si incontrarono due furbacchioni e uno sciocco avaro.
Mariavolpe e Piergatto, probabilmente reduci dal loro ultimo colpaccio ai danni di un burattino di legno e non ancora dismessi i loro abiti da mafiosi americani anni Trenta, sono in cerca di cibo a sbafo. E cosa c’è di meglio che ottenerlo con l’inganno da un topetto taccagno che pensa di essere furbo?
Il gioco è semplice. Basta avere due sassi in tasca, un po’ di faccia tosta e, naturalmente, una buona idea.
Come già nella fiaba della tradizione brasiliana intitolata Zuppa di pietre (F. Lazzarato, Il pappagallo che fa cra-cra, Mondadori 1995) il furbo Pedro Malazarte ottenne da una vecchia avara una squisita zuppa, mettendoci di suo solo due sassi, così Mariavolpe e Piergatto preparano con i succulenti ingredienti, ottenuti senza parere dallo sciocco topo, un’ottima minestra. Tuttavia la cattiveria non ha limiti e, se almeno Pedro condivise con la vecchia la zuppa, qui Giantopo deve accontentarsi di sgranocchiare la parte più tenera dello stufato, ovvero i sassi.
Come nella migliore tradizione dei libri Logos (collana Oqo. Ve ne ho già accennato in altri post…), anche qui si ritrova un testo divertente, al limite della filastrocca nel suo ripetersi, che Darabuc aveva già proposto, per es. in Occhiobrusco (ill. Maurizio A.C. Quarello, Logos 2009). A questo si aggiunge l’ironia dei disegni della giovane e pluripremiata illustratrice iraniana Rashin Kheiriyeh. Le sue tavole prendono corpo attraverso l’uso alternato di tecniche quali la texture con pastosi colori a olio dalle tinte pastello, il collage e il tratto leggero di una matita. Il tutto organizzato con tagli di prospettiva insoliti e mai banali.
Ecco dunque un altro libro Logos che valeva la pena di aspettare.

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‘La soupe à rien’, dans Croqu’livre

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